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Il “”Sole 24 Ore di Venerdì 19 Dicembre, è un raro esempio di collage della storia e dei desiderata:
-abbiamo la radiografia, ormai datata, della ricchezza degli italiani al 2007 e della sua evoluzione nell’ultimo decennio;
-ancora il rapporto Bnl-Einaudi degli ultimi 12 mesi, quindi 2008, in cui si evidenzia come il risparmiatore ormai sia super cauto e ci viene spiegato che tale comportamento è miope per chi abbia un orizzonte di lungo periodo.
Oggi, tuttavia, sorge spontanea una domanda: – “Chi ha un orizzonte di lungo periodo?””
Anche chi ha un lavoro relativamente stabile si pone interrogativi, stante il mordere della crisi economica e l’insinuarsi del dubbio circa la stabilità del lavoro stesso o,quantomeno, del mantenimento del livello di reddito raggiunto, inficiano anche programmi e pianificazioni di risparmio.
Senza dubbio l’orizzonte di lungo periodo lo possono (devono) avere gli azionisti stabili delle grandi Istituzioni finanziarie e guardando a noi, quelli di Unicredit Group possono certamente essere sereni.
Certo quest’anno il dividendo sarà distribuito in azioni, certo dovranno mettere mano al portafogli per sostenere un aumento di capitale sicuramente inoptato che li “”obbligherà”” a sottoscrivere un’obbligazione “”cashes”” che renderà in termini percentuali ben più del ritorno ottenuto sino ad ora dal dividendo.
Non hanno certo problemi, il “”gigante malaticcio”” ha comunque dichiarato di aspettarsi utili per 4 mld di euro anche in quest’anno horribilis, criteri Iasb permettendo, quindi appare in grado di reggere.
In ogni caso, per non saper né leggere né scrivere, sono stati già assegnati gli obiettivi ””conservativi”” per il 2009 che prevedono comunque incrementi percentuali in tutte le aree di business presidiate.
Qualche settimana addietro, come qualche direttore di territorio ha fatto notare in ambito di riunione, Alessandro Profumo aveva detto che il 2009 si sarebbe caratterizzato per il contenimento dei costi e un ritorno alla banca commerciale.
Qualcuno deve avere equivocato poichè il risparmio di costo si traduce in ulteriore contrazione degli organici di filiale anziché delle direzioni ed il ritorno alla banca commerciale è stato tradotto in ulteriori incrementi dei dati di vendita dei prodotti c.d. “”driver”” senza alcuna riflessione di fondo sulla assoluta difficoltà odierna nello svolgere tale compito, anche in considerazione del fatto che ogni tre per due siamo chiamati a difendere la faccia perché messi alla “”berlina”” da scelte gestionali e manageriali “”scriteriate””. (ultima ciliegina il coinvolgimento, piccolo o grande che sia, nell’ultimo scandalo finanziario americano).
I mutui, invece, prodotto vetusto, evidentemente interessano poco oppure devono essere fatti applicando spread assolutamente superiori alla concorrenza. Del resto fatto 100 il costo di raccolta del gruppo, è evidente che la Holding applica a Ubc il suo margine ed essa, a sua volta, applica un ulteriore margine a carico di Unicredit banca retail che dovrà garantire essa stessa altro margine.
Dovendo “”mangiare”” in 4 sulla stessa operazione diventa evidente che lo spread da applicare sarà esoso.
Dispiace che al top management ed alla top line non sia riuscita bene la torta nel 2008, non avendo raggiunto gli obiettivi loro prefissati dovranno rinunciare alla quota del bonus. Peccato !!!
Saranno certamente costernati di dover campare del solo stipendio: se non ci sbagliamo Profumo prese, nel 2007, emolumenti complessivi per euro 9 mln (dont 5 di bonus); anche ipotizzando il solo stipendio di euro 4 mln dovrebbe potercela fare a “”tirare la carretta”” del fine mese.
Certo guardando alla base, che mediamente ha un salario di 1800/2000 euro mese ed il cui premio annuo può arrivare, se tutte le costellazioni sono allineate ed il sole e la luna fanno due eclissi, a 3500 euro si rimane male.
Viene allora spontanea una proposta che vorremmo sottoporre al Sig. Fiorentino ed al Sig. Chelo: per il top ed il middle management adottare il “”metodo credit Suisse”” ovvero assegnazione del bonus in obbligazioni “”tossiche””; in questo modo si riconoscerebbe comunque il buon lavoro effettuato (4 mld di euro non sono bruscolini) e si otterrebbero altri tre risultati:
1) pulizia dai bilanci della banca e delle varie sue scatoline cinesi;
2) contenimento dei costi, poiché 5 mln nominali peserebbero per 1 mln
3) riacquisizione di un orizzonte di lungo periodo da parte dei “super high fenomenon of the world” che dovrebbero attendere i tempi dei recovery e di recupero di valore ( quello che sono sempre più chiamati a fare i nostri “amati” clienti beneficiati dai nostri “”favolosi prodotti driver””).
P.S. Dimenticavamo “”cane non mangia cane”” inutile illudersi ed anche la letterina dei buoni propositi di Natale non servirà a nulla.
Buon Natale e Buon Anno
A PROPOSITO DI ETICA: QUANDO UNA BANCA (LOCALE) METTE TRENTACINQUE FAMIGLIE IN GRAVE DIFFICOLTA’
Leggo, per caso, un giornale locale. Una notizia di cronaca economica.
Comprendo immediatamente. Una notizia di una gravità inaudita. Trattasi di un piccolo comune della nostra regione, della “bassa, zona dove la crisi economica ha colpito ancor più duramente che altrove.
Leggo sgomento. Una banca locale porta in tribunale i registri contabili di un’azienda, una delle poche di quel territorio (un’altra ha appena chiuso). Non conosco l’azienda, leggo il dato, 35 dipendenti rimarranno senza lavoro.
Leggo il nome della banca. Una banca spa, che usa come cavallo di battaglia il fatto di essere una banca locale. Ricordo benissimo, su quello stesso giornale a maggio il suo Presidente decantava un utile raggiunto senza precedenti.
Conosco il termine “responsabilità sociale di impresa”, meglio di altri.
A decretare il fallimento di un impresa sono di solito i fornitori, che non si vedono pagati. Non avendo altro modo per far valere i loro diritti, utilizzano l’estrema ratio del fallimento.
Una banca. Leggo che non è però l’unica banca creditrice, come quasi sempre succede quando si tratta di finanziare grosse aziende. Ma l’unica che chiede il fallimento.
Una banca, per di più locale, o forse che era locale ed ora non lo è più, mi viene da pensare così. Ritengo che la banca, prima di finanziare un impresa, in fase di istruttoria, possa liberamente decidere se finanziare o meno, se assumere o meno garanzie, quale remunerazione farsi corrispondere a fronte del rischio assunto, e poi monitorare mano mano il rapporto, revocare se del caso linee di credito a fronte di gestioni anomale delle stesse.
E’ il suo rischio di impresa.
Sono perplesso. Molto. 35 famiglie sono ora in grave difficoltà, per l’operato si di un’azienda, ma anche di una banca.
Aiace, ci puoi fornire cortesemente i dettagli della notizia di cronaca a cui ti riferisci, in modo da metterla in rete e da seguire anche in futuro questa vicenda?
Grazie
La Redazione
La notizia si può trovare visitando il seguente link
http://www.romagnaoggi.it/ravenna/2009/7/22/131004/
Grazie, riportiamo qui il succo della notizia (seguiremo la vicenda…)
RAVENNA – Questa mattina, mercoledì 22 luglio, i sindacati Filcem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil della provincia di Ravenna hanno dato vita ad un presidio di fronte alla sede centrale della Cassa di Risparmio di Ravenna. Insieme a tutti i dipendenti dell’azienda Europack Cables Industry Spa di Conselice, i sindacati hanno protestato contro l’istituto di credito che nei giorni scorso ha depositato al Tribunale di Ravenna un’ingiunzione di fallimento nei confronti dell’azienda che conta 35 dipendenti.
“Visto che il sistema debitorio dell’azienda era piuttosto elevato, nei mesi scorsi la Cassa di Risparmio di Ravenna e altri tre istituti di credito hanno concesso all’Europack crediti soggetti a dilazione e altre agevolazioni. Ora la decisione della Cassa di Risparmio di Ravenna ha determinato l’immediata sospensione della produzione, con tanto di sequestro del magazzino e dei materiali all’interno dello stesso. Il serio rischio che si corre è che i 35 dipendenti di Europack si trovino improvvisamente senza lavoro” si legge in una nota dei sindacati.
Filcem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil giudicano l’azione della Cassa di Risparmio di Ravenna “del tutto ingiustificata visto che Europack, nonostante fosse stata messa in liquidazione qualche mese fa, attualmente godeva di discreta salute e vantava ordini importanti”.