La vita, ci piaccia o meno, ci fornisce insegnamenti.
A volte sono lezioni estremamente dure, ma anche in questo caso rappresentano un’opportunità.
Ci danno la possibilità di riflettere, di fermarci un attimo, un’occasione sempre più rara e preziosa in un mondo che rotola imbizzarrito.
Pensare per agire.
Per attivare le migliori energie, moltiplicare l’efficacia degli sforzi, elaborare strategie di soccorso.
Secondo il sentire comune, gli Italiani, più di ogni altro popolo sono in grado di far fronte ad emergenze enormi grazie alla loro creatività.
Sarà la fantasia, sarà l’abitudine ad arrangiarsi, ma è così.
Poi.
Poi viene il momento della ricostruzione e allora, invece, ci vengono in mente i baraccati del post terremoto, dal Belice all’Irpinia e via dicendo, per una lunga serie di ricordi non proprio piacevoli.
Ci viene in mente l’Ospedale dell’Aquila, costruito pochi anni fa e crollato miseramente, prima ancora di edifici centenari.
Un simbolo del disinteresse, la prova provata che la vita tenta di insegnarci, ma spesso non impariamo niente.
Cosa abbiamo imparato, infatti dai terremoti che negli scorsi anni hanno ronzato intorno all’Abruzzo (Irpinia, Marche, Umbria…) e che costituivano un rumoroso campanello d’allarme?
Niente. Hanno costruito un Ospedale, case, edifici pubblici, avendo come unico riferimento il guadagno, senza alcun rispetto per la vita umana…
Chi doveva fare non ha fatto, chi doveva controllare non ha controllato ecc. ecc.
Ci vengono in mente, per associazione, altri crolli, che non hanno comportato altrettante perdite umane, ma che hanno avuto ed avranno conseguenze drammatiche per milioni e milioni di esseri umani.
Parliamo della finanza drogata, del capitalismo predatore, dei sistemi bancario ed assicurativo ad alto ROE.
Anche loro hanno avuto come unico faro il profitto senza limiti né regole, senza etica né rispetto.
Ora si stendono davanti a noi macerie di tutti i tipi.
Finora abbiamo potuto dire (almeno noi…) “io non c’entro, io non c’ero, io non sapevo, io non potevo…”
Da adesso non possiamo più.
Dobbiamo tenere gli occhi ancora più aperti, dobbiamo sapere, dobbiamo pretendere di potere.
Dobbiamo impedire che su queste macerie si ricostruiscano ospedali uguali, case dello studente uguali, sistemi finanziari uguali, ingiustizie uguali.
Tocca a noi.
Noi che non siamo stati responsabili di questo sfacelo, adesso vogliamo esserlo della ricostruzione.
Dateci la forza di esserlo assieme a voi, per voi, con voi.
Per tutti quelli che vogliono, sognano, pretendono un mondo migliore per sé e per i propri figli.
Non mancano le indicazioni sulle iniziative per l’aiuto alle popolazioni terremotate.
Se volete conoscere quelle del Sindacato, cliccate su http://www.fiba.it .
Qualunque iniziativa scegliamo per inviare i nostri aiuti, non dimentichiamo questa lezione. Non dimentichiamo l’Abruzzo!
E’ vero, tocca a noi.
A noi che vogliamo un mondo migliore per noi stessi e per i nostri figli. Purtroppo però sono le stesse parole dette dai nostri padri e dai nostri nonni ….
A questo proposito, in occasione del 25 aprile, mi piace proporvi una sorta di “testamento” di Minotti Avio, nome di battaglia Athos, combattente partigiano che ha inciso le sue parole su un album dei MCR:
“Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace, un mondo di fratellanza e di serenità.
Ho 85 anni, da allora ne sono passati sessanta e purtroppo questo mondo non c’é.
E allora rimboccatevi le maniche, ragionate con la vostra testa e continuate la nostra lotta !”.
Grazie William …
Per chi non lo sapesse, William Webb Ellis è l’inventore del rugby … potresti parlarci del rugby (quando ne hai voglia)
Ad esempio, cosa intendevi fare, Willy, quando lo inventasti? Perchè mentre tutti calciavano la palla con i piedi tu decidesti di prenderla con le mani?
Chi vuole fare un ripasso su Bella Ciao, la Resistenza e rinfrescare il ricordo e le orecchie, clicchi qui :
BELLA CIAO – MCR
Caro Bloggy, tu mi provochi, sai quanto mi piaccia parlare di quel pomeriggio del 1823 a Rugby nel Warwickshire e di tutto quello che è venuto dopo !
Comunque non avrei mai immaginato che un gesto tutto sommato così semplice come il raccogliere la palla con le mani e scappare verso la porta (lo ammetto, in totale disprezzo delle regole) potesse creare tanto clamore da dedicarmi addirittura una coppa che ogni 4 anni tutto il mondo si contende !
Certamente il college dove è avvenuto l’episodio per il quale mi ricordate deve avere qualcosa di speciale, visto che ha ispirato opere fantasiose come la mia o come quella di un’altra studentessa che dovresti conoscere, almeno di fama: Lewis Carroll, l’autrice di Alice nel paese delle meraviglie.
Scusa la divagazione, tornando alla tua domanda sono sincero nell’ammettere che nemmeno io sapevo esattamente cosa stavo combinando ma sentivo dentro una voglia irrefrenabile di cambiare le regole di un gioco che non funzionava a dovere (proprio come succede oggi in quel “gioco” che chiamano economia finanziaria). Occorre un po’ di sana incoscienza, mi rendo conto, ma sapevo di essere nel giusto perché da fuori sentivo amici e compagni che mi acclamavano e mi spingevano verso la meta. Poi, con mia sopresa, tutti presero ad imitarmi e quella che sembrava una trasgressione di un povero anticonformista si trasformò in una profonda riscrittura delle regole, migliori, più divertenti, più giuste e, scusa la presunzione, “solidali” visto che da allora il sostegno dei compagni e l’avanzare compatti è diventato l’elemento essenziale del gioco.
Trovi similitudini con la vita reale ?
Grazie per l’invito, ho altri aneddotti interessanti (avendo compiuto 202 anni ne ho viste di tutti i colori) e prossimamente vedrò di rifarmi vivo. Nel frattempo ti lascio con una chicca dell’ex capitano azzurro Massimo Giovanelli (un grande): “Nel rugby nessuno è indispensabile, è il gruppo che conta”.
PS Il mio diminutivo è Bill.
Devo aver subito qualche placcaggio di troppo, vecchio mio, se ricordavo che Lewis Carroll fosse una ragazza …
Per dimostrarti che non sono completamente rimbambito ti lascio un’altra citazione che ricordo a memoria:
NEL RUGBY L’UNICA PARTITA CHE SI PERDE E’ QUELLA CUI NON SI PARTECIPI”